Sarah e Michele,

si sono conosciuti lontano dalle montagne del Trentino, ma sotto il caldo sole africano durante una missione di volontariato.
L’Africa è restata nel loro cuore e non poteva quindi mancare nemmeno al loro matrimonio, rappresentata da molti amici con i quali hanno condiviso l’avventura, tovaglie coloratissime e statuette di ebano.
La fotografia ha una base tecnica imprescindibile, poi nasce da una somma di tantissimi fattori molto personali. Mi riferisco per esempio alle esperienze vissute, ai viaggi fatti, ai libri letti, alle immagini o ai film che ho visto e spesso anche direttamente al mondo dell’arte.
Per questo lavoro, dopo il primo incontro con gli sposi, mi si sono accese subito due lampadine in contemporanea e ho provato a farle illuminare insieme.
Non ricordo dove, ma avevo letto che gli uomini, quando disegnano una maschera per se stessi, spesso tentano ad autorappresentarsi per quello che sono veramente. Oltre a ciò l’idea di una maschera e l’Africa mi hanno fatto subito pensare ad uno dei miei artisti preferiti: Picasso!
L’artista spagnolo è rimasto folgorato dalla forza delle maschere africane, e dopo averle studiate e dipinte ha cercato di superarne la visione bidimensionale con il suo mondo cubista.
Da questi due pensieri, ho proposto ai futuri sposi per il servizio di engagement, oltre agli scatti di coppia più “classici”, di fare qualcosa di fisico fra di loro, ossia di disegnare ciascuno una maschera nel modo più istintivo possibile e colorarla.
E’ stato un modo per farli sentire il più possibile a loro agio e cercare di cogliere aspetti che li caratterizzano nei modi di fare.

Ho scelto di pubblicare un piccolo estratto del lavoro di engagement e del matrimonio per farvi un po’ capire come mi piace lavorare.
Spoiler: la foto chiave di tutto è l’ultima!

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